Oltre 17.000 certificazioni già effettuate: scopri perché la certificazione del credito d’imposta R&S è oggi fondamentale per evitare contestazioni.
Negli ultimi mesi la certificazione tecnica del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e design e ideazione estetica è passata da tema “specialistico” a leva concreta di tutela per moltissime imprese. Non si tratta più solo di una questione teorica o di una possibilità da valutare “più avanti”. Oggi, per chi ha già fruito del credito d’imposta, la certificazione è diventata uno degli strumenti più importanti per rafforzare la posizione dell’impresa in caso di verifiche future. La piattaforma ufficiale del MIMIT per la certificazione è operativa e consente alle imprese di affidarsi ad un professionista abilitato per presentare l’istanza e seguire l’iter previsto.
C’è poi un dato che merita attenzione: al 12 marzo 2026 risultano 17.037 certificazioni cumulate, con 735 nuove certificazioni nel solo febbraio 2026. Più della metà riguarda ancora il regime R&S 2015-2019, cioè quello che le imprese percepiscono come più esposto al rischio di contestazione. Questo dato non va letto solo come una statistica. Va letto come un segnale di mercato molto chiaro: le imprese che hanno usato il credito e vogliono metterlo in sicurezza si stanno già muovendo. In questo scenario, aspettare può voler dire arrivare tardi, con meno margine di manovra e più pressione addosso. La vera domanda, quindi, non è più “se” la certificazione sia utile, ma quanto sia rischioso non farla quando il credito è già stato utilizzato.
Perché oggi la certificazione del credito R&S è diventata una priorità
Inizialmente molte imprese consideravano il credito d’imposta R&S come una misura sostanzialmente automatica: si analizzava il progetto, si individuavano le spese, si costruiva una relazione tecnica più o meno robusta e si procedeva con la fruizione del beneficio. Oggi questo approccio non è più sufficiente. Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha iniziato controlli a tappeto che hanno trascinato le aziende in lunghi contenziosi.
Vale la pena far notare come questi si siano spesso risolti a favore delle aziende, ma hanno comunque comportato un significativo investimento di tempo (e denaro).
Per far fronte a questa situazione il quadro normativo e interpretativo si è progressivamente irrobustito: il MIMIT ha pubblicato le Linee guida del 4 luglio 2024 per la corretta qualificazione delle attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, mentre l’Agenzia delle Entrate ha consolidato il proprio impianto interpretativo sulle diverse categorie agevolabili e sui relativi profili di controllo.
In pratica, questo significa che il punto non è più soltanto dimostrare di aver sostenuto costi “innovativi”, ma di averli inquadrati correttamente, documentati in modo coerente e collegati ad attività che rientrano davvero nei presupposti della norma. È qui che la certificazione cambia completamente il livello di protezione dell’impresa. La certificazione non è una semplice formalità amministrativa: è uno strumento tecnico previsto dal legislatore proprio per ridurre il rischio che un credito già fruito venga successivamente rimesso in discussione. Ecco perché oggi la certificazione sta diventando una priorità soprattutto per chi ha fruito del credito negli anni più delicati, ha documentazione poco strutturata, oppure ha dubbi sulla tenuta tecnica della pratica in caso di controllo. Non è un tema “difensivo” in senso debole: è una scelta di governo del rischio.
I numeri del MIMIT spiegano bene dove sta andando il mercato
Quando si parla di certificazione, un errore comune è pensare che si tratti ancora di uno strumento usato da pochi operatori “sofisticati”. I numeri raccontano un’altra storia. Secondo il Cruscotto certificazioni credito d’imposta R&S elaborato sulla base dei dati della Divisione XIV del MIMIT e aggiornato al 12 marzo 2026, le certificazioni cumulate sono arrivate a 17.037, con una crescita mensile ancora molto sostenuta. Solo nel mese di febbraio 2026 risultano 735 nuove certificazioni. Questo significa che il processo non è affatto rallentato dopo la fase iniziale di lancio della piattaforma: al contrario, il mercato sta continuando a muoversi con decisione.
Ancora più interessante è la composizione delle certificazioni. Il 53,85% riguarda il regime R&S 2015-2019, mentre l’innovazione tecnologica pesa per il 14,28% ed è indicata come area in crescita costante. Anche il design è presente, seppur con numeri ancora inferiori. Questo dato ha un significato preciso: le imprese stanno certificando soprattutto i crediti percepiti come più esposti, cioè quelli relativi agli anni in cui l’applicazione pratica della norma è stata più incerta e il mercato della consulenza meno maturo.
Inoltre, il mercato dei certificatori si sta selezionando rapidamente: al 12 marzo 2026 di 638 iscritti all’albo, solo circa 300 risultano effettivamente operativi, cioè con almeno un progetto certificato. Per un imprenditore questo significa una cosa molto semplice: non basta che esista l’albo, conta scegliere qualcuno che abbia davvero esperienza operativa, metodo e capacità di sostenere il credito in modo serio, un certificatore fidato che abbia reale esperienza nel campo.
Che cos’è davvero la certificazione tecnica e cosa certifica
La certificazione tecnica del credito d’imposta non è una “sanatoria”, né una seconda relazione tecnica scritta in modo più elegante. È un procedimento specifico, disciplinato dal D.P.C.M. 15 settembre 2023 e gestito attraverso la piattaforma del MIMIT, che consente all’impresa di richiedere una valutazione qualificata sulla riconducibilità delle proprie attività alle categorie agevolabili previste dalla norma.
Ma il punto decisivo è un altro: cosa viene certificato, concretamente? Non viene “certificato il credito” in senso contabile o fiscale, come se il certificatore sostituisse il revisore o il commercialista. Viene certificata la qualificazione tecnica delle attività e la loro corretta riconducibilità alla disciplina agevolativa. In altre parole, la certificazione serve a dire se ciò che l’impresa ha svolto è davvero ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design o ideazione estetica ai sensi delle regole vigenti. Proprio per questo la certificazione è tanto più importante quanto più il progetto è complesso, ibrido o potenzialmente esposto a interpretazioni. Se il credito è già stato fruito, la certificazione può rappresentare una leva di protezione decisiva; se invece l’impresa deve ancora utilizzarlo, può essere uno strumento di presidio preventivo. In entrambi i casi, il valore non sta nella “carta”, ma nella robustezza tecnica dell’analisi.
Perché un’impresa che ha già usato il credito dovrebbe certificare adesso
Questa è la parte più importante, capire che la certificazione non è un costo accessorio, ma una scelta di tutela. Quando un’azienda ha già compensato il credito d’imposta, entra in una fase diversa: non si tratta più di “ottenere il beneficio”, ma di renderlo sostenibile nel tempo. Ed è proprio in questa fase che molte imprese scoprono di avere un dossier tecnico debole, una qualificazione delle attività poco chiara, una documentazione costruita più per finalità descrittive che difensive, oppure una consulenza originaria non abbastanza solida. In questo scenario, la certificazione può diventare il passaggio che consente di mettere ordine, verificare la tenuta del progetto e rafforzare la posizione aziendale prima che eventuali criticità emergano in sede di verifica.
Certificare oggi significa fare tre cose insieme: verificare se il credito è tecnicamente difendibile, ridurre l’incertezza su una posizione già assunta e prepararsi in modo più forte a eventuali controlli futuri. È una logica di prevenzione, non di emergenza. E, come sempre accade in questi casi, prevenire in anticipo costa meno e protegge di più rispetto a rincorrere il problema quando è già esploso.
Attenzione: non basta certificare, bisogna certificare bene
Il fatto che esista una procedura ufficiale e un albo dei certificatori non significa che tutte le certificazioni abbiano lo stesso valore sostanziale.
Qui si gioca la vera differenza tra un certificatore “formale” e un partner che sa accompagnare l’impresa in modo serio. Certificare male significa rischiare una lettura superficiale del progetto, una sottovalutazione delle criticità documentali, o peggio ancora una rappresentazione tecnica fragile che non rafforza davvero la posizione dell’azienda. Per questo, per chi ha già usato il credito, la certificazione non andrebbe mai affrontata come una semplice pratica da avviare sulla piattaforma MIMIT. Va invece gestita come un percorso tecnico-strategico che richiede analisi preventiva, selezione accurata del perimetro, verifica della documentazione esistente, integrazione delle evidenze mancanti e costruzione di un impianto difendibile. In altre parole: la piattaforma è solo il contenitore. Il valore vero sta nel lavoro preparatorio che la precede. Ed è esattamente qui che entra in gioco un partner capace di conoscere non solo il portale, ma la sostanza tecnica dell’agevolazione.
Perché farsi affiancare da Finply per certificare il credito
La certificazione tecnica del credito d’imposta è diventata una leva decisiva, ma anche un’operazione che richiede metodo. Finply può affiancare l’impresa in tutto il percorso: dalla verifica preliminare della posizione già assunta, alla ricostruzione del perimetro progettuale, fino al coordinamento con il certificatore e alla predisposizione di una documentazione tecnica coerente e difendibile. Questo è particolarmente importante per chi ha già fruito del credito e non vuole limitarsi a “fare una domanda”, ma vuole capire se il proprio credito è davvero sostenibile in caso di controllo.
Il valore di un supporto specializzato sta proprio qui: nel non affrontare la certificazione come un semplice adempimento, ma come un progetto di protezione del credito. Significa saper leggere le linee guida del MIMIT, confrontare la pratica con i criteri ufficiali di qualificazione, individuare subito i punti deboli, rafforzare il dossier documentale e accompagnare l’impresa in modo coordinato. In un contesto in cui i numeri dimostrano che sempre più aziende stanno certificando e il mercato dei certificatori si sta rapidamente selezionando, arrivare con un partner competente fa la differenza tra una certificazione utile e una certificazione solo formalmente avviata. Se hai già utilizzato il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica o design, questo è il momento giusto per capire se la tua posizione è davvero protetta e se esiste margine per metterla in sicurezza prima che siano i controlli a dirti dove sono i problemi.
Vuoi capire se il tuo credito è davvero difendibile?
Se la tua azienda ha già fruito del credito d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica o design e ideazione estetica, la domanda oggi non è solo quanto hai ottenuto, ma quanto è solida la tua posizione. La certificazione può essere lo strumento giusto per trasformare un credito “fruito” in un credito davvero protetto.
Possiamo aiutarti a fare una verifica preliminare del tuo caso, valutare la documentazione già disponibile, capire se la certificazione è opportuna e impostare il percorso in modo corretto fin dall’inizio. 👉 Contattaci senza impegno per una prima analisi della tua situazione.