FINPLY AGLI STATI GENERALI DELLA PELLETTERIA ITALIANA

Finply sarà presente agli STATI GENERALI DELLA PELLETTERIA ITALIANA. Il prossimo giovedì 23 luglio si terrà a Firenze, nella splendida cornice di Palazzo Vecchio, la prima edizione di questo evento rivolto alla pelletteria italiana.

Uno dei settori più importanti del Made in Italy:

L’evento, organizzato da Assopellettieri (comparto specifico di Confindustria Moda) vedrà coinvolti diverse personalità di spicco del mondo governativo e amministrativo. A questi ultimi si aggiungeranno ovviamente agli associati, produttori di uno dei primari settori del Hand Made in Italy.

Il settore, che coinvolge centinaia di migliaia di addetti, porta il nome del sistema paese Italia ad essere riconosciuto a livello mondiale. È in effetti uno dei più elevati esempi di artigianalità, style e qualità. Anche questo settore però, come molti altri settori della moda e del fashion, soffre purtroppo della crisi post Covid-19.

Le esigenze specifiche:

La stagionalità delle collezioni, l’alto costo della materia prima e la necessità di conservare il know how dei propri addetti, anche laddove le aziende lavorino per marchi internazionali, necessita di attenzione particolare da parte del legislatore, necessaria per consentire il mantenimento di un segmento di mercato tanto delicato. Segmento dove l’elevata performance di progetti, di prodotti ed il posizionamento sul mercato delle aziende nostrane, porta ad inevitabili continue innovazioni di processo e di prodotto.

Le attività di ricerca & sviluppo di nuove idee, campionari e collezioni necessitano di finanza nel breve (causa crisi odierna) e, più in generale, nel medio e nel lungo periodo.

Finply e il sostegno alla pelletteria italiana:

Finply sarà presente a Firenze con il consueto piglio: essere di aiuto e sostegno alle aziende del comparto pellettiero. Lo stesso aiuto che Finply offre a tutte le PMI produttive di ogni settore merceologico.

E lo sarà anche come sponsor dell’iniziativa: se ci credi lo devi dimostrare, è il nostro motto!

Già molte aziende associate ad Assopellettieri ci hanno scelto come partner affidabile per la Consulenza Aziendale Evoluta negli ambiti in cui abbiamo specificità e comprovate capacità da mostrare, dalla Finanza Agevolata, all’AUDIT per la successiva elaborazione dei dossier di Ricerca&Sviluppo (quello che porta alla certificazione finale dei crediti d’imposta); un modo per portare finanza alle imprese a costo zero (Finply lavora esclusivamente con la metodica del Success-Fee).

 

Se il settore può riprendersi è solo grazie al lavoro di tutti coloro che vorranno condividere esperienze e conoscenze.

Oggi nessuno può pensare di uscirne da solo!

È proprio il caso di ripeterlo allo sfinimento: L’UNIONE FA LA FORZA!

Incentivi Industria 4.0, 41.000 imprese rischiano sanzioni

Oltre 41.000 imprese rischiano sanzioni: da accertamenti dall’Agenzia delle Entrate, al pagare multe salatissime, per aver fruito indebitamente dell’incentivo per l’acquisizione di software nell’ambito dei programmi di investimento in chiave Industria 4.0.

In questo articolo, che pubblichiamo in contemporanea con Italia Oggi, il quotidiano economico di Class Editori, proviamo a spiegarvi perché è meglio far fare subito le opportune verifiche ai commercialisti o agli uffici contabili e scegliere, nel malaugurato caso si rientri nella casistica che vi racconteremo in questo articolo, la via del ravvedimento operoso.

 Che cosa dice la legge

Come è noto, dal 1 gennaio 2017 sono entrati in vigore l’iperammortamento, cioè la possibilità di portare in detrazione un valore pari al 250% dell’investimento in beni materiali 4.0 indicati nell’allegato A, e il relativo incentivo sul software che permetteva di portare in ammortamento il 140% del valore dei beni immateriali elencati nell’allegato B.

C’è quindi una condizione esplicita: la possibilità di fruire dell’incentivo per il software è riservata solo ed esclusivamente a chi abbia effettuato almeno un investimento in un bene materiale 4.0.

 I numeri delle dichiarazioni

Nelle scorse settimane sono stati resi noti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze i dati delle dichiarazioni 2018 relative all’anno 2017, quando cioè gli incentivi sono entrati pienamente a regime per tutte le aziende. Ebbene, stando a quanto comunicato dal Ministero, in questa dichiarazione ci sono 10.400 soggetti che hanno utilizzato solo il codice relativo l’incentivo per il software senza aver utilizzato quello per l’hardware.

 I dati del Ministero dello Sviluppo Economico

Trattandosi di un dato anomalo, abbiamo chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze una conferma di questi numeri e di poter visionare i dati analitici delle dichiarazioni. Al momento in cui scriviamo non ci è però stato consentito.

Ci siamo allora rivolti al Ministero dello Sviluppo Economico, che a sua volta ha elaborato le stesse dichiarazioni 2018 e che poche settimane fa aveva a sua volta presentato, in un incontro con le imprese presso Ucimu. In quell’occasione il dirigente del Ministero, Marco Calabrò, aveva mostrato una slide con il numero complessivo delle aziende che avevano fruito degli incentivi 4.0 (hardware e software) nel 2017: oltre 56.000 soggetti.

Abbiamo allora chiesto di avere la suddivisione di questi fruitori tra i due incentivi, dati che ci sono stati forniti. Ebbene, la situazione che emerge è, come vedrete, ancora peggiore rispetto a quella già emersa dai dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Complessivamente sono 15.291 i fruitori dell’iperammortamento al 250% sull’hardware (Allegato A) e ben 42.459 i fruitori dell’incentivo al 140% sul software. Ma solo 1.448 imprese hanno richiesto (correttamente) questo incentivo sul software insieme all’iperammortamento sull’hardware. Le aziende “fuorilegge”, che hanno fruito indebitamente della sola agevolazione sul software, sono quindi 41.011.

 La spiegazione che non c’è

Quarantunomila aziende è una cifra pazzesca alla quale abbiamo cercato di dare almeno una spiegazione logica, contattando diversi esperti.

Qualcuno ha ipotizzato che il numero dei fruitori dell’incentivo sul software sia superiore a quello dei fruitori dell’incentivo sull’hardware perché l’interconnessione del software è immediata, mentre per molti macchinari l’interconnessione potrebbe essere slittata all’anno successivo. Questa ipotesi, che comunque non spiegherebbe l’elevatissimo numero di casi, va comunque esclusa: la legge infatti prevedeva la possibilità di fruire dell’incentivo sul software solo se si faceva un investimento in un bene materiale 4.0. E un bene non è considerato 4.0 dalla legge se non viene interconnesso, tant’è che in attesa dell’interconnessione si poteva fruire solo del normale superammortamento. In altre parole, il diritto a fruire dell’incentivo sul software comunque “scatta” soltanto a interconnessione avvenuta anche per l’hardware.

Più convincente un’altra ipotesi, che aiuta quantomeno a capire l’errore: nel 2017 l’aliquota dell’incentivo sul software (140%) era la stessa prevista per il superammortamento sui beni strumentali semplici. Questo potrebbe aver generato confusione in qualche contribuente, convinto che uno fosse la “versione software” dell’altro. Così però non è.

Il ravvedimento operoso

A meno che non emergano errori nei numeri, dobbiamo comunque rassegnarci ad accettare l’ipotesi che ci sia stato un clamoroso errore di massa. In questo caso – possiamo starne certi – arriveranno gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate che, oltre a richiedere indietro gli incentivi indebitamente fruiti, imputeranno interessi di mora e commineranno sanzioni.

Di qui il nostro consiglio: prendetevi il tempo di tornare dai vostri commercialisti e fate controllare se in quegli anni vi hanno fatto fruire di questi incentivi. Chiedetegli, in particolare, se nel modello Redditi 2018 hanno compilato il rigo RF55 usando il codice 56 (quello per l’incentivo sul software) senza usare anche il codice 55 (quello per l’iperammortamento). In questo caso prendete seriamente in considerazione il ravvedimento operoso, che risulterà sicuramente meno pesante di un accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

I Clienti di FinPly dormono sonni tranquilli

FinPly fino ad oggi, non si è mai occupata per conto dei propri clienti di pratiche legate a iper e super ammortamento.

Ciò detto, specialmente in relazione alle nuove misure indicate nella legge di stabilità 2020, che trasformano le suddette modalità in crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali 4.0, pratica di cui invece FINPLY si occuperà nel contesto della propria Consulenza Aziendale Evoluta, occorrerà attenersi a più scrupolose metodologie di rendicontazione e di relazione tecnica al fine di rendere da un lato più evidenti le motivazioni e le afferenze dei progetti d’innovazione alle norme, dall’altro la possibilità di redigere dossier esplicativi dei progetti ed illustrativi delle dinamiche tecniche meno opponibili e contestabili da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Insomma, protocolli rigidi e applicabilità corrette, magari attraverso l’uso di un iter collaudato, certificato ed assicurato.

I nostri clienti dormano quindi sonni tranquilli, certi che le loro aziende non saranno tra le 41.000 che rischiano accertamenti dalla Agenzia delle Entrate, o che debbano fare tardivi e costosi Ravvedimenti Operosi. Né oggi né domani, se si considera come le nostre procedure e le certificazioni da parte dei Revisori Legali esterni garantiscono pienamente sulla liceità di ogni operazione fiscale. A ciò si aggiunga la Legal Opinion di cui Finply gode: pratica determinata dall’attenzione ai dettagli, dalle logiche di verifica in sede di Due-Diligence e dalle metodologie di approccio e di partnership con il cliente.

 

di Ivo Antonini (credit: Innovation Post)

Milano, 18 febbraio 2020

LE CONSEGUENZE DEL CORONAVIRUS SULL’ECONOMIA

Per il mondo in generale e soprattutto per i Paesi esportatori come l’Italia (in particolare per i produttori del lusso Made in Italy) le conseguenze economiche del Coronavirus potrebbero essere disastrose.

Per la Cina:

Secondo Oxford Economics, nel primo trimestre dell’anno il virus costerà alla seconda economia mondiale due punti percentuali di Pil, facendo deragliare la crescita complessiva 2020 al 5,4% (anziché il 6% previsto prima dell’epidemia). Ma il vero problema è che il coronavirus, costringendo alla chiusura di migliaia di fabbriche cinesi, sta distruggendo intere catene del valore ormai ampiamente globalizzate: e non parliamo solo di chimica o automotive, con le forniture di componentistica per esempio a Toyota e General Motors che iniziano a scarseggiare, ma anche di elettronica e tessile. (Da: il Sole 24 ore online)

Per l’Italia:

La sindrome cinese ci colpirà in modo molto più profondo di quanto si pensi: non per il virus di per sé, ma per le sue ricadute economiche. Anche perché, come la Germania, abbiamo un sistema economico che poggia sulle esportazioni e i cinesi sono i maggiori consumatori mondiali (o almeno, lo erano prima di finire in quarantena). I due settori del Made in Italy che probabilmente soffriranno di più sono turismo e lusso. Entrambi molto importanti. (Da: il Sole 24 ore online)

Per quanto riguarda la spesa nei settori del lusso gli acquirenti cinesi sono circa il 28%, per una spesa totale di 462 milioni di euro, oltre 300 euro al giorno, circa 1500 euro a viaggio, che calerà inevitabilmente.

Per i partner e clienti di FINPLY:

Anche per i partner e clienti FINPLY, ci saranno conseguenze economiche negative a causa del Coronavirus. La nostra azienda infatti lavora a stretto contatto con il mondo pellettiero, chiaramente legato all’economia cinese.

Si prevedono per i buyer cinesi, che rappresentano il maggior riferimento del settore (per esempio in relazione ad una fiera come MIPEL/MICAM – che si terrà dal 16 al 19 febbraio p.v. a Milanofiere), importanti défaillance e disdette.

Come rimediare?

In questo senso occorrerà sostenere, con rinnovato impegno, gli imprenditori del settore, già reduci da un decennio non certo entusiasmante.

Sarebbe necessario che il governo si impegni nella promozione di iniziative ad hoc, magari rimodulando nel merito gli incentivi fiscali le opzioni di finanziamento delle attività già indirizzate all’innovazione ed alla ricerca.

Auspicabile anche il ripensamento e il reintegro di quanto già previsto nella precedente misura in vigore dal 2015 fino al 2019, e poi disattesa per il 2020, in termini di credito d’imposta per le spese sostenute in attività di Ricerca e Sviluppo.

Il forte ridimensionato introdotto con l’ultima legge di bilancio delle aliquote di calcolo per i crediti d’imposta (dal 50% al 6 o al 10% dei costi ammissibili) fanno comprendere quanto la misura ed il contributo siano stati pensati al ribasso.

Una misura che, diminuendo l’impatto degli aiuti, porterà a minori investimenti nel prossimo futuro con la conseguente diminuzione di innovazione dei processi, assunzione di personale qualificato e naturale ricaduta sul mondo del lavoro e dell’impiego.

Ritoccare, rivedere e reintegrare quanto promulgato solo poche settimane fa servirebbe a ridare vigore alla crescita e alla fiducia delle imprese e di tutto il settore; settore trainante dell’Hand Made in Italy.

Ciò servirebbe a sostenere, se non a rilanciare, l’intera filiera di produzione dell’unico vero export italiano.

QUANTO INVESTIAMO IN RICERCA E SVILUPPO IN EUROPA?

In Europa investiamo in ricerca e sviluppo, ne abbiamo sentito spesso parlare, ma quanto esattamente?
La media europea è pari al 2,04%.

Tanta la quota del prodotto interno lordo che i Paesi dell’Unione hanno investito in media in ricerca e sviluppo nel 2015. Anno, quest’ultimo, preso a riferimento perché è quello utilizzato per il calcolo dell’edizione 2019 dello European regional competitiveness index, l’indice di competitività delle regioni europee.

Record assoluto nella regione tedesca del Braunschweig, dove la quota investita in ricerca e sviluppo ha superato addirittura il 10%. Mentre il risultato peggiore si registra nella regione rumena del Sud-Est, dove la spesa per l’R&D non è andata oltre lo 0,08% del Pil.

E nel nostro Paese?

In Italia solo il Piemonte ha superato la media continentale, investendo in ricerca e sviluppo una somma pari al 2,15% del Pil regionale. Secondo posto per l’Emilia Romagna, che ha stanziato una somma pari all’1,79% del prodotto interno lordo. In coda la Basilicata, dove appena 63 centesimi ogni 100 euro sono andati a finanziare la ricerca (fonte de Il Sole 24ore).

Ora, vero è che grazie ai fondi liberati dalla legge 190 del 2014, molte aziende hanno potuto disporre (nel nostro Paese) del sostanzioso recupero del  50% di quanto investito in Ricerca & Sviluppo nell’ultimo quinquennio, e che gli effetti sullo European regional competitiveness index -qui fotografato- non sono ancora presenti, ma  bisogna ricordare agli imprenditori che i vantaggi della R&S sono retroattivi fino al bilancio 2015, per cui è ancora possibile quest’anno recuperare liquidità dagli investimenti sostenuti e pagati di tasca propria in ragione della metà, sotto forma di Crediti d’Imposta immediatamente scontabili con il Fisco per compensazione di tasse e imposte.

FinPly ha già realizzato e portato a buon fine centinaia di pratiche di R&S,  recuperato decine di milioni a favore delle aziende che si sono avvalse della sua consulenza -gratuita di costi e spese. Il tempo stringe, i soldi spesi, volati in ricerca e sviluppo possono rientrare a casa per la metà.

 

Milano, gennaio 2020

di Ivo Antonini – (fonte Il Sole 24 ore)

CONTINUA LA COLLABORAZIONE FINPLY/ASSOPELLETTIERI

Anche quest’anno continua la collaborazione tra FINPLY e ASSOPELLETTIERI.

Già a partire dal 2019 infatti, la nostra azienda ha stabilito una convenzione con l’Associazione Italiana Pellettieri, con lo scopo di portare finanza e generare liquidità per le aziende partner. Nella ASSOPELLETTIERI confluiscono aziende che si occupano di pelletteria e calzature, settore di cui FINPLY ha particolare esperienza.

Nel 2020, la partnership tra queste due realtà continua con rinnovato entusiasmo, anche in virtù del successo della collaborazione nel 2019, portatrice di importanti benefici e risultati finanziari alle aziende che hanno approfittato dei vantaggi della stessa.

L’accordo tra la nostra azienda e gli associati prevede infatti l’opportunità di offrire un pacchetto di servizi a costo zero (analisi e stima di fattibilità) che, qualora soddisfacessero l’imprenditore, si concretizzerebbero in una consulenza globale in quei settori con un compenso a totale Success-Fee, quindi privo di qualsiasi peso economico per l’azienda.

DI COSA SI TRATTA NELLO SPECIFICO?

La consulenza di FINPLY si concentra sulle iniziative previste dal pacchetto di Industria 4.0, dal Credito d’Imposta per ricerca e sviluppo (Legge 190 del 14 dicembre 2014 e successive modifiche e aggiornamenti) al Patent Box (DL 34 DEL 30 APRILE 2019 – Decreto Crescita – ART. 4), meglio spiegati in un nostro precedente articolo.

A queste iniziative si aggiungono nel 2020 nuove opportunità di Finanza Agevolata e Superammortamento sull’acquisto di beni strumentali.

COME, DOVE, QUANDO:

Un’occasione di contatto diretto con i funzionari di FINPLY sarà al MIPEL e MICAM 2020, alla Fiera di Rho, Milano, dal 16 al 19 febbraio. Già nel 2019 la nostra azienda ha partecipato con successo all’esposizione, rendendosi disponibile a prendere contatto e rispondere alle domande di tutti gli associati espositori per conoscere i benefici economici possibili tramite queste misure, in modo specifico e diretto.

Più ufficialmente, da un accordo con la dirigenza di ASSOPELLETTIERI, gli associati potranno prendere contatto con FINPLY tramite una figura che farà da tramite tra le due realtà. A partire dal 14 febbraio le aziende partner riceveranno direttamente dall’Associazione ulteriori informazioni.

 

Milano, li  28 gennaio 2020

FinPly srl – Assopellettieri

CREARE VALORE IN UN’AZIENDA, COSA SIGNIFICA?

Taglio delle ore settimanali per le mamme

Spesso cerchiamo di dare un significato all’espressione “creare valore in un’azienda”. E lo leggiamo in ogni dove: social, libri di marketing, articoli di riviste specializzate, eccetera. Ma cosa significa?

Cosa distingue un’azienda che crea valore da una che non lo crea? Come approccia il proprio mercato l’una e come lo fa l’altra?

Nell’esperienza di consulenza su più fronti, per lo più nell’ottica dell’ottimizzazione dei costi, svolta in parecchi anni di attività (circa 30), mi sono imbattuto in aziende di ogni tipo e in imprenditori di ogni livello. Ho capito con certezza una cosa: il valore diffuso non esiste.
Per ognuno il valore equivale al proprio valore personale.

Ed è qualcosa di singolare, di unico e di non adattabile ad altre realtà, neanche a quelle similari per settore o fatturato, per numero di dipendenti o margini aziendali.

Ad ognuno il proprio valore, quindi?

Si, ogni azienda, per effetto del pensiero e delle filosofie del suo imprenditore, è certa di dare il massimo al proprio business e di trasferire a chi svolge lì la propria attività lavorativa, siano essi manager o operai, impiegati o quadri, la propria convinzione nel business stesso e nelle attività necessarie a rendere il proprio lavoro equivalente al “valore” su cui costruire o mantenere in vita l’azienda.

Nulla di più vero e attendibile, sia chiaro. Ma ciò basta ad una impresa per definirsi moderna o evoluta? Basta ad un’impresa per definirsi “sul pezzo” e pronta a raccogliere e rilanciare sfide ai propri concorrenti? Basta a quell’imprenditore per ritagliarsi la propria fetta di quel mercato?

La risposta è no, non basta!

Per ognuna di quelle aziende il valore vero è qualcosa di più.

Quindi cosa significa creare valore in un’azienda?

Il valore di un azienda si misura perciò con l’idea di quell’imprenditore e di quei manager che hanno come riferimento del proprio agire quotidiano, nell’approccio con gli altri, nella propria modalità d’intendere i rapporti umani dentro quel mondo, un valore umano.

Dove per valore si intende qualcosa di assoluto, il valore dei rapporti, l’apporto conferito a quei prodotti o a quei servizi di un alone di rispettabilità, un’aurea di credibilità che il mercato riconosce prima e premia poi.

E quel valore ha quasi sempre le sembianze dello sviluppo, della capacità dell’imprenditore di investire in know-how e in formazione delle persone che con lui danno vita all’azienda. La sua capacità di investire nei rapporti tra le persone, di adoperarsi per far sì che quelle persone “lavorino bene assieme” e che siano nelle condizioni di “dare il massimo per condividere i frutti”, che siano spinte e motivate nel “cercare la giusta chiave” per generare progetti innovativi dove i prodotti, i servizi ed i processi che l’azienda offre al mercato, siano riconoscibili e ben definiti anche nel modo che quell’azienda ha di porsi, oltre che nella bontà intrinseca dei propri prodotti e dei propri servizi. Dove il mercato sia in grado di associare a quel marchio aziendale ed a quello soltanto un’immagine di coerenza; dove il mercato veda quel brand e gli riconosca quel preciso valore.

Il valore della crescita:

Il valore della crescita, è un esempio di valore umano che conferisce ad un azienda un vantaggio. Questo perché la crescita del business non può prescindere dalla crescita delle relazioni interne a ogni azienda, prima ancora che dalla crescita delle relazioni con l’esterno.

Materinità e posto di lavoro:

Qualche giorno fa, scambiando due chiacchiere con alcune nostre impiegate, ci siamo trovati ad evidenziare loro qualcosa che per noi di FINPLY è scontato: l’opportunità di sentirsi libere di fare figli senza preoccuparsi del posto di lavoro o degli impegni che l’azienda sta prendendo con clienti e partner. Per le donne che lo vogliono, un figlio rappresenta un cardine della propria vita, un punto di svolta.
Le loro reazioni sono state di “sorpresa”, di “meraviglia”.
Non per la cosa in sé, ovviamente, ma piuttosto, immagino, per il nostro approccio filosofico: un figlio non è un problema per l’azienda per cui lavori; è un’opportunità, una risorsa.

Come?

Semplice: una neo-mamma, quando ha un figlio cambia i propri paradigmi.

La sua vita assume un valore differente, che lei non può non portare in sé e con sé e, di conseguenza, in azienda: nuove intuizioni, nuova voglia di fare, nuovi stimoli, nuove visioni del futuro, nuovi interessi per le relazioni con colleghi e collaboratori.

Si, un bimbo è anche impegno e necessita di dedizione da parte di una madre. Qualche ritardo, qualche uscita anticipata, le vaccinazioni; un domani gli incontri con le maestre, le partite di basket o le gare di nuoto. Ma nell’economia di quanto una donna, con una determinata ed illuminata prospettiva per il futuro, può dare alla propria famiglia, alla propria azienda ed al mondo intero, quanto pesano quelle poche ore?

Tra i valori di un’azienda questo è il valore a cui dare la massima importanza.

E questo è il valore a cui noi di FINPLY vogliamo dare la massima importanza.

Come?

Cinque ore di lavoro in meno alla settimana, a parità di stipendio, per le mamme con figli fino al compimento del loro decimo anno d’età.
Questo è quanto abbiamo deciso di fare in FINPLY.

Perché no? Si può fare!

Non è altro che un piccolo contributo al mondo ed al nostro Paese attraverso l’impegno delle donne.

Creare valore in un’azienda non è un calcolo matematico e neanche una questione di costi aziendali.

Per FINPLY il valore del futuro è dare futuro ad un Paese che invecchia. È dare alle donne che lavorano la possibilità di essere mamme e lavoratrici realizzate.

Noi in FINPLY pensiamo, nel nostro piccolo, piccolissimo, che sia più interessante fare qualcosa di concreto: aiutare le donne e gli uomini a crearsi una famiglia, quale che sia la tipologia di famiglia.
Il lavoro, se organizzato tra persone capaci ed attente, non ne risente; ne siamo certi.

          “Le rivoluzioni, anche quelle piccole, piccolissime,
            non si annunciano, si fanno!”
           [D. Botti] 

 

di Dennys Botti, DG Finply

TI PIACEREBBE SAPERE?…

by Ivo Antonini

Ti piacerebbe sapere che la tua azienda ha diritto all’ottenimento di rimborsi per quanto investito in Ricerca & Sviluppo negli anni? dal 2015 al 2020 (Legge 190/2014 e successive integrazione e modifiche) e in futuro, dal 2020 al 2022 (grazie alle ultime modifiche che verrebbero apportate con l’emendamento al Piano Impresa 4.0 di cui si attende l’entrata in vigore).

 

Ti piacerebbe verificarlo in totale autonomia e riservatezza: Gratuitamente?

E che -nel caso di esito positivo- potessi disporre di una consulenza totale, il cui intero costo fosse pari a zero (qualora non ottenesse i crediti d’imposta previsti di legge per R&S), e che solo in caso di esito positivo il valore della consulenza fosse stabilito in percentuale su quanto effettivamente ottenuto al buon fine (certificato) della tua pratica, generando  così da subito nuova finanza per la tua azienda, e utilizzare i crediti d’imposta ottenuti scontandoli con gli F24,

DA SUBITO?

 

 Questa è dunque la novità, la soluzione focalizzata alle PMI che FinPly propone al mercato e che realizza per le aziende produttive.

Uomo lampadina-idea

Un sistema che permette agli imprenditori e alle imprese di confrontarsi con le disposizioni di “Impresa 4.0” https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/credito-d-imposta-r-s, verificando in autonomia dal sito di FinPly (https://creditoimposta.finply.it/area-riservata/) se sussistano i requisiti per accedere ai contributi di legge previsti per Ricerca & Sviluppo, per qualsiasi anno del periodo in esame.

FinPly dispone di un sistema certificato proprietario per analizzare i bilanci, recuperare le tracce di spesa per ogni costo imputabile a ricerca e sviluppo, intramuros come extramuros, per ogni anno, e istruire una pratica tecnica formalmente dettagliata, perfetta, certificata da Revisori Legali e finalizzata al rimborso da parte dello Stato del 50%  dei costi diretti -come indiretti- di quanto speso, sotto forma di Crediti d’Imposta utilizzabili in compensazione.

Materie prime, macchinari e tecnologia, campioni, prototipi, modelli, risorse umane interne, collaborazioni esterne, testing e collaudi. Questi sono alcuni esempi di costi che ogni azienda sostiene per incrementare la propria competitività. Valgono tutti quelli che rispondano alla logica di ricerca d’impresa, in ogni settore. Questi investimenti si rendono necessari perché richiesti dal mercato, o dal crearsi di un’esigenza specifica di quel cliente specifico.  Quale che ne sia la ragione, oggi è sempre più indispensabile la conoscenza, la messa a livello dell’azienda: investire per adeguare o addirittura sopravanzare le esigenze di mercato, pena la progressiva uscita.

Queste precondizioni sono alla base di qualsiasi iniziativa d’impresa, le ragioni proprie del fare impresa da sempre. Chi conosce il proprio mercato, chi investe in ricerca aziendale lo fa per il futuro, per la sopravvivenza stessa dell’azienda: guadagnare posizioni, conquistare quote del tuo mercato, proteggerti dalla concorrenza e anticiparla.

Queste le motivazioni che la rendono imperativa. Sempre.

L’appello di FinPly  e -indirettamente- del Paese e del Governo, alle imprese e agli imprenditore va dunque in questo senso.

Suona come  una chiamata alla mobilitazione generale per recuperare il gap del Paese rispetto a quelli già molto ben organizzati, quelli che investono sistematicamente cospicue quote dei ricavi in Ricerca per assicurarsi lo Sviluppo necessario all’espansione attesa.

Te la senti di ignorare questa opportunità che il Paese ti offre e ti finanzia, e che porterebbe alla tua azienda solo vantaggi di economia e di competitività, senza costi né altri rischi nascosti?…

 

Milano, Novembre 2019

 

FINPLY complete success fee

COMPLETE SUCCESS FEE? Non sempre ciò che appare, è!

Strano a dirsi ma non sempre il concetto del Success-Fee è chiaro a tutti: fornitori/consulenti e clienti/imprenditori.

Ci sono casi in cui il consulente propone al cliente un contratto dove, per “pagamento a successo dell’operazione”, lui intende qualcosa che in realtà non lo è, o per lo meno, non lo è in modo completo e soddisfacente.

A volte infatti i contratti di consulenza, proposti da aziende di ogni tipo, in qualche caso anche di grandi dimensioni e leader di mercato, così come gli accordi di fornitura che li hanno preceduti e che ne sono parte integrante, invece di comprendere ogni voce, in un rapporto trasparente e chiaro e che sia davvero inclusivo di ogni opzione, vengono proposti in maniera poco chiara e non comprensiva di tutte le clausole necessarie. Ciò avviene talvolta in modo palese talvolta in modo nascosto e poco chiaro, includendo alcuni vincoli e deroghe che con il concetto di Success-Fee hanno poco a che fare: costi per analisi finanziarie, anticipi per parcelle dei consulenti esterni mai prima citate, pagamento di costi fissi non sempre meglio identificati, eccetera.

Ciò ovviamente comporta il proliferare di confusioni ed incertezze in un mercato, quello delle imprese che tentano di innovare e consolidare la propria presenza, già di suo parecchio delicato e non privo di complicazioni.

Nel mondo della consulenza alle aziende in ambito finanziario e fiscale, il fornitore che utilizza questa formula incompleta ed errata di Success-Fee ottiene due risultati negativi: in primis quello di generare malcontento nel cliente che si sentirà manipolato negativamente ed alla lunga insoddisfatto, ed, in secondo luogo, quello di generare nel mercato poca trasparenza che indurrà i più a valutare come poco positive successive offerte di servizi con caratteristiche analoghe da parte di altre aziende del settore. Ciò servirà quindi solo a rovinare il mercato ed a definire poco credibili opzioni invece serie e professionali che possono rivelarsi il vero toccasana di PMI alla ricerca di validi e credibili partner.

Ma vale davvero la pena oggi offrirsi al mercato con modalità contrattuali tanto artificiose e poco corrette?

Non è forse il caso di proporsi con metodi ed accordi di partnership più consoni alla situazione, offrendo servizi chiari con contratti limpidi e trasparenti e con un approccio serio e professionale dove A sta per A, senza sotterfugi e furbizie da venditori di elisir di lunga vita?

Oggi il mercato delle PMI, in passato vessato e manipolato anche per mancanza di conoscenza e di preparazione finanziaria dei suoi protagonisti, è nelle mani di imprenditori coscienti e informati. Oggi l’imprenditore, soddisfatto di un consulente onesto e serio, è pronto a dargli riconoscenza con segnalazioni di pregio del proprio parco clienti e delle proprie liste di fornitori e a premiare con attestati di stima, tanto utili al consulente per le sue successive attività di crosselling e di direct-marketing, che altro non sono che il giusto riconoscimento di serietà professionale; il frutto maturo di una buona partnership.

FINPLY srl, società milanese di Consulenza Aziendale Evoluta in ambito fiscale e finanziario per aziende PMI produttive, utilizza la formula del “Complete Success-Fee” in modalità totale e reale, applicando al 100% il concetto di pagamento a soddisfazione del cliente (NO WIN NO FEE) a tutte le voci che compongono il proprio compenso. 

In un rapporto di partnership con l’imprenditore, FINPLY mette in campo i propri Funzionari Commerciali, il proprio ufficio compliance, i propri Funzionari Tecnici, l’ufficio produzione e tutti gli attori necessari al raggiungimento dell’obiettivo finale, senza limitare le propri attività ed il proprio impegno per raggiungere il risultato finale. Lo sforzo, anche economico, è il suo rischio d’impresa. Valutata la volontà del cliente a procedere, FINPLY si adopera con il massimo impegno per assistere l’azienda in tutte le fasi dell’iter stabilito e contrattualizzato.

Solo alla fine del processo, ovvero alla consegna del lavoro concluso, viene presentato il conto all’imprenditore che, verificata l’assoluta congruenza con quanto definito inizialmente e sottoscritto nel contratto CAE (contratto di Consulenza Aziendale Evoluta), effettuerà il pagamento delle prestazioni e ritirerà la documentazione finale.

La scelta di trasparenza totale e di chiarezza contrattuale ha dato e continua a dare ampie soddisfazioni a FINPLY che, in questo modo, da al proprio cliente, al proprio partner, la certezza di pagare in modo certo e prestabilito in fase contrattuale una commissione All Inclusive, senza sorprese di alcun tipo.

Per FINPLY srl il concetto di Complete Success-Fee non è uno slogan pubblicitario ma una chiara e specifica condizione di contratto, oltre che una importante occasione di business.

Parafrasando quel famoso vecchio spot pubblicitario: “provare per credere, ma prima, chiedere ai nostri attuali clienti…”.

[D. Botti]

Investire sul futuro: industria 4.0, Ricerca e Sviluppo, giovani ed economia circolare

Dall’Assemblea di Assolombarda un richiamo forte e chiaro al Governo: investire sul futuro, evitare gli errori del passato, individuare le priorità.

Sono questi i concetti chiave che Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, ha espresso oggi davanti a una grande platea di industriali raccolta al teatro della Scala. Il messaggio è indirizzato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, seduto in platea insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Bonomi ha fatto una lunga e complessa analisi dell’attuale momento economico e istituzionale, sollevando forti perplessità su diversi aspetti della politica economica emersi dalla recente nota di aggiornamento al DEF, dove c’è “nulla o quasi sulla spesa pubblica, più entrate per 7 miliardi e non abbiamo ancora capito come”. Bonomi si è appellato al presidente del consiglio Conte chiedendogli di “ripensarci”.

Evitare gli errori del passato

“Non è compito degli industriali sostituirsi ai partiti”, ha detto. “Ci siamo battuti per 28 mesi chiedendo alla politica di evitare errori. Errori che poi la politica ha fatto e che hanno accresciuto la gravità della frenata”. Le richieste di Bonomi rispondono a una logica chiara: eliminare tutti gli sprechi di risorse che hanno impedito finora all’Italia di sfruttare la positiva congiuntura finanziaria. Il riferimento è alle politiche di Draghi, al quale Bonomi ha indirizzato un sentito ringraziamento (“Un grande Italiano”).“Deficit e debito vanno ridotti non perché ce lo chiede l’Europa ma perché è primario interesse nostro”. Insomma, investire sul futuro è una necessità.

Industria 4.0 e Ricerca e Sviluppo

Su Industria 4.0 Bonomi ha detto: “Sulla più volte ribadita necessità di un ripristino integrale di industria 4.0 c’è poco da aggiungere: è il crollo degli investimenti avvenuto sotto il precedente Governo che ci ha trascinato di nuovo verso la recessione”.

I numeri parlano chiaro: “Dal secondo semestre 2016 al primo del 2018 abbiamo registrato una forte accelerazione degli investimenti in macchinari, attrezzature, impianti, proprietà intellettuale, con tassi di crescita compresi tra il 6 e il 9% su base tendenziale. Dal secondo semestre 2018 e con la riduzione di Industria 4.0 l’andamento degli investimenti è diventato di -0,4% nella seconda parte del 2018, e solo +0,4% nel primo semestre 2019”.

Ma Industria 4.0 non basta: “Serve non solo la conferma integrale di Industria 4.0, ma una scelta pluriennale di sostegno strutturale alla ricerca e allo sviluppo senza la quale non cresciamo nelle catene del valore e non risaliamo in termini di produttività”.

 

di Ivo Antonini

Ottobre 2019

 

FINPLY GENERA LIQUIDITÀ PER ASSOPELLETTIERI

CONVENZIONE NAZIONALE ASSOPELLETTIERI/FINPLY

Lo sanno tutti ormai, FINPLY genera liquidità per le aziende partner.

Nel caso specifico FINPLY genera liquidità per Assopellettieri e per le aziende associate.

Lo fa a partire dalle spese già sostenute negli anni per Ricerca e Sviluppo, lo fa a rischio zero, senza cioè che si debbano affrontare costi preventivi. Lo fa solo in presenza delle condizioni corrette per ottenere i contributi di legge sotto forma di crediti d’imposta.

È una soluzione semplice ed efficace che sfrutta la contribuzione statale a favore di investimenti in Ricerca & Sviluppo e così permette di recuperare quanto speso negli anni per questi investimenti -inizialmente improduttivi – ma che garantiscono poi competitività e innovazione.

Sì ma chi lo fa?

Lo fa FINPLY con i suoi tecnici e analisti finanziari, analizzando a ritroso tutte le spese sostenute dall’azienda e redigendo un apposito progetto R&S.

Sì ma quanto mi costa, e chi mi garantisce che otterrò qualcosa?

Un’analisi preventiva e gratuita da parte di FINPLY determinerà il quadro della situazione, sulla base del quale si valuteranno l’esistenza dei requisiti di legge e l’ammontare delle spese ammissibili. FINPLY condividerà con l’azienda il percorso e i risultati ottenuti, sulla base dei quali verrà poi remunerata.

Grazie alla collaborazione tra ASSOPELLETTIERI e FINPLY, siglata a seguito di alcuni progetti gestiti con successo a favore di aziende associate, si è potuto verificare e testare il sistema R&S in termini di fattibilità di comparto e l’ammissibilità ai contributi, con piena soddisfazione per tutti.

I dettagli relativi alla convenzione tra queste due realtà sono meglio spiegati in un nostro articolo precedente.

ASSOPELLETTIERI ha dunque pensato di condividere questo sistema con gli associati, allo scopo di replicare al massimo un sistema vantaggioso, quello di recuperare liquidità dalla spesa. Ciò significa recuperare cash da costi già sostenuti.

A questo scopo il DG di ASSOPELLETTIERI, avv. Danny D’Alessandro ha scelto di organizzare un webinar con FINPLY della durata di un’ora circa, così da trasferire il suggerimento e fornire le necessarie info, lunedì 15 luglio dalle 12.00 alle 13:30.

 

Milano, lì 02 luglio 2019

[a cura dell’ufficio Marketing di FINPLY]